La liberalizzazione del mercato utility slitta al 2020: le considerazioni del presidente AIGET

La liberalizzazione del mercato Utility prevista per 1° luglio 2019 è slittata di un anno esatto: la notizia è stata diffusa a inizio agosto, pochi giorni dopo il nostro articolo/intervista a Massimo Bello, presidente AIGET, nel quale si consigliava l'inizio dei preparativi per arrivare pronti alla grande rivoluzione. Grande rivoluzione già slittata diverse volte in passato e che sembrava finalmente essere vicina, ponendo finalmente le fondamenta per un mercato libero e basato sulla concorrenza. La decisione del Parlamento, che ha dato il via libera a un emendamento del decreto "Milleproroghe", interessa circa 50.000 famiglie e la completezza dei fornitori di energia indipendenti, cristallizzati nel regime di tutela ancora per due anni.

eGlue ha ricontattato Massimo Bello per un suo commento e qualche importante precisazione.

Presidente, un suo commento su questo nuovo rinvio.

La prima cosa che vorrei dire è che il rinvio della tutela preoccupa, perché di fatto non fa altro che favorire gli operatori ex-monopolisti; la tutela assegna infatti in maniera 

gratuita a questi fornitori diverse decine di milioni di clienti, e questo danneggia chiaramente i nuovi entranti che vorrebbero avere la possibilità di competere in maniera più attiva sul mercato.

A suo parere si tratta di un rinvio tattico oppure c’è un cambio di rotta da parte del nuovo Governo ?

La motivazione che spesso si usa, e cioè che bisogna tutelare i consumatori da un aumento dei prezzi reso possibile dalla scadenza delle offerte di tutela, secondo me presenta due problemi. Il primo è che in realtà negli ultimi dieci anni i consumatori sono stati danneggiati dall'incremento delle componenti regolatorie e non dall'andamento dei prezzi dell'energia; abbiamo assistito ad aumenti continui degli oneri di sistema per cui le preoccupazioni dei consumatori dovrebbero essere rivolte al mondo regolato e non al mercato, che invece ha sempre portato benefici.

Si assiste già da tempo all'evidenza che le migliori offerte del mercato libero portano ad un risparmio rispetto alla tutela; quindi non bisogna partire dal presupposto che se finisce la tutela aumenteranno i prezzi. Questo è sbagliato.

Al contrario, una completa liberalizzazione del mercato porterebbe al vantaggio di avere più fornitori di una dimensione significativa: oggi gli operatori che gestiscono i clienti in tutela hanno parchi clienti molto ampi, superiori al milione talvolta, e quindi si possono permettere investimenti e innovazione, mentre gli altri fornitori che operano sul mercato - a causa della bassa propensione allo switch dei clienti finali - si trovano ad essere di piccola dimensione e quindi non riescono a competere ad armi pari con i grandi operatori. La fine della tutela porterebbe ad un livellamento delle capacità concorrenziali e questo farebbe davvero bene al mercato, apportando innovazione e maggiore concorrenza sui prezzi.

Ecco il motivo per cui noi siamo preoccupati dalla tendenza in essere: il messaggio che passa è che si dà poca importanza alla concorrenza mettendo in primo piano il mantenimento dello status quo. A questo si aggiunge il fatto che non si tratta di un evento episodico ma di un vero e proprio trend visto che siamo all’ennesimo rinvio del fine tutela: la data è stata spostata in avanti già in diverse occasioni, per cui anche questa proroga si va a inserire nel trend abbastanza evidente che è quello di tutelare gli interessi degli operatori tradizionali.

Di sicuro come AIGET dobbiamo cercare di far capire che la preoccupazione non è quella dei prezzi, ma quella della concorrenza, tant'è vero che noi siamo molto disponibili a trovare soluzioni che in qualche maniera possano calmierare i prezzi anche dopo il fine tutela. Ed è una cosa veramente semplice trovare una maniera per definire un benchmark, un tetto massimo ai prezzi con una formula che in qualche maniera tuteli il consumatore, e proprio per questo dico che è un falso problema quello dell'aumento prezzi. Se si vuole calmierare i prezzi, lo si fa veramente in poco tempo.   

Alcuni operatori avevano già avviato progetti, campagne di informazione e commerciali in previsione della liberalizzazione. Oltre al danno economico, quali sono le preoccupazione dei vostri associati?

Gli operatori che hanno già fatto delle campagne certamente subiscono un danno da questo rinvio; quello che occorrerebbe fare è preparare per tempo una campagna istituzionale che spieghi questo passaggio ai clienti e tenda anche ad avere un approccio di rassicurazione: ritengo non sia corretto che gli operatori singoli debbano fare questo lavoro di informazione ed educazione che spetterebbe alle istituzioni.

Come dovrebbe essere utilizzato il tempo extra a disposizione?

Ora speriamo si riesca a utilizzare il tempo che c'è per smarcare i dubbi che rimangono, quindi quello sull'incremento dei prezzi, quello sulla convenienza o meno di realizzare una vera a propria concorrenza, e far comprendere che sono tutti dubbi che hanno poco fondamento; sarebbe poi necessario mettere in atto tutte le attività di informazione istituzionale per informare bene ed in anticipo i consumatori.



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